Se non l’avete visto, utilizzo questo spazio per darvi la possibilità di guardarvi l‘intervento al David Letterman Show di Magic Johnson (follow @MagicJohnson, ovviamente) e Larry Bird.
Due che, come ripetutamente dice Magic, hanno cambiato il basket e la NBA. Non solo, hanno cambiato lo sport e la maniera di percepirlo. Chi segue un pò di storia dello sport sa che la più importante Lega al mondo (in termini di riconoscibilità) ha vissuto momenti difficilissimi negli anni ’70, quando i problemi economici e di droga impazzavano anche all’interno di questo mondo.
Magic e il suo sorriso, Larry e la sua incredibile voglia di vincere hanno riportato questo sport al posto che gli spetta. E hanno dato la possibilità a tante persone – in giro per il mondo – di immedesimarsi, di credere in loro, oppure di odiarli parteggiando per l’uno o per l’altro contendente.
A New York è andato in scena ultimamente uno spettacolo interamente ispirato a loro (il titolo è “Magic/Bird” – seguite @MagicBirdBway su Twitter), la pay-per-view HBO gli ha dedicato un meraviglioso documentario (il trailer) ma non manca anche la letteratura sul tema. Se volete e potete, leggetevi “When March Went Mad” del giornalista americano Seth Davis (@SethDavisHoops), che racconta la rivalità tra i due al tempo del college, e poi “When The Game Was Ours“, tradotto in Italia da Baldini Castoldi Dalai con il titolo “Il basket eravamo noi“, firmato proprio da Magic e Bird insieme alla giornalista Jackie MacMullan (@JackieMacB).
Meno un giorno al match tra Floyd Mayweather (42-0, 26 k.o.) e Miguel Cotto(37-2, 30 k.o.), che a quanto pare non sarà trasmesso da nessuno in Italia (Grazie, eh), non rimane che cercarsi uno streaming. Detto questo, per presentare al meglio uno dei più grandi eventi pugilistici dell’anno mi sono avvalso dell’esperienza di Vittorio Parisi, che è stato mio compagno di telecronaca a Eurosport e ha una conoscenza straordinaria del pugilato – oltre a essere Direttore d’Orchestra, lavorando in Italia e all’estero, e insegna Direzione d’Orchestra al Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi” di Milano.
Vittorio scrive su Boxeringweb e ha fatto parte del “Championship Panel” di “The Ring Magazine” (la più importante rivista di boxe al mondo, da sempre), unico italiano. Vi consiglio, tra le altre cose, il suo libro “GONG! – Una storia dei pesi medi e dei pesi massimi” (Bradipolibri, 2010 – 18 euro). Prima della piccola intervista, è giusto fare la mia brutta figura con il mio pronostico: vorrei tanto vincesse Cotto, possibilmente con uno spettacolare knock-out, tanto per battere la noia. Ma credo che vincerà “Pretty Boy” in 8-9 riprese.
Dunque, Floyd Mayweather affronta Miguel Cotto e poi va in carcere, dal 1° giugno: come si affronta un avversario del genere sapendo questo?
“Credo che Mayweather sia concentrato sul match che farà, il pensiero dei pochi mesi di carcere, che non sarà nemmeno duro, sarà sicuramente ammorbidito dal pensiero dei soldi che comunque incasserà”.
Tra i due, almeno da quanto hanno lasciato trasparire, c’è molto rispetto. Sembrano due personalità compatibili, Cotto bada più alla sostanza, Floyd fa il Floyd: cioé fa vendere il match anche con il suo modo di essere.
“È Mayweather ad avere scelto di combattere con Cotto, e in questo periodo non ha molto interesse a comportarsi male in pubblico”.
Cotto, dice Mayweather, va considerato imbattuto perché Margarito lo ha sconfitto imbrogliando e Pacquiao ha voluto un peso concordato. Ha ragione o vuole solo rendere il match più appetibile?
“Vuole rendere appetibile un match che si doveva fare 5-6 anni fa, non adesso. È però vero che Margarito ha probabilmente barato anche nel match contro Cotto, ma la lezione subita da Cotto contro Pacquiao non dipendeva certo dal peso. E poi nessuno ha obbligato il portoricano a firmare per quel peso”.
Il portoricano è un picchiatore, ha un gran pugno, ama portare l’avversario alle corde e bombardarlo. Ha una chance di riuscirci contro il miglior “schivatore” al mondo?
“Cotto è più un demolitore che un picchiatore e certo non può pensare, viste le sue caratteristiche e quelle del suo avversario, di vincere combattendo sulla media e lunga distanza. Però Mayweather è uno dei pugili che nella storia si trova meglio spalle alle corde e questo rende maledettamente difficili le cose per il portoricano”.
Banalmente: chi vince, e perché?
“A mio avviso Cotto ha possibilità se nei primi round riesce a rendere questo match un vero inferno ma per farlo dovrà comunque pagare un prezzo molto alto. Se entrambi sono al meglio della loro attuale condizione Cotto non ha più del 20% di possibilità di vincere. Quindi direi Mayweather anche se preferirei il rovescio. Lo statunitense non mi è simpatico, ma i match non si vincono con la simpatia”.
Lilian Thuram, a conferma di una personalità indubbiamente interessante, è intervenuto su “Le Monde” con un articolo a proposito dell’imminente secondo turno delle elezioni presidenziali francesi (6 maggio) che vedrà di fronte l’uscente Nicolas Sarkozy e lo sfidante socialista François Hollande. Ecco alcuni estratti del suo articolo. Se volete leggerlo tutto, ecco il link.
“Oggi è in gioco qualcosa di essenziale: la nostra capacità a vivere insieme, ad accettare le nostre differenze, a privilegiare prima di tutto quello che unisce piuttosto che quello che divide”.
“Da una decina d’anni è in atto una costruzione politica particolarmente perniciosa, in particolare dal 2007. E in questa campagna elettorale sembra aver iniziato una folle corsa. Come abbiamo fatto a regredire così?“.
“Storicamente a ogni periodo di crisi inizia sempre lo stesso meccanismo, che vuole che certi politici risveglino delle paure designando dei capri espiatori, gli stranieri, gli immigrati: ieri gli italiani, i polacchi, gli spagnoli, gli ebrei dell’Est, oggi i maliani, i cinesi, i musulmani…”.
“Si cerca di distrarre i francesi dalle vere lotte: contro la povertà, contro l’ineguaglianza nell’accesso al lavoro, per un’educazione e una sanità di qualità, per una società più giusta”.
“Il 6 maggio ci sarà anche una scelta tra continuare con queste derive – la xenofobia, l’islamofobia, l’odio verso gli immigrati – e la calma. Per quanto mi riguarda, voterò sempre per la calma“.
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