How the 2014 @NBA Champions have been drafted (@spurs)

The San Antonio Spurs won their 5th NBA title in a 15 years span. That’s huge.

Now, everybody is thinking about the next NBA Draft.

Let’s see how the 2014 champions have been drafted (those players that you find in the last boxscore): four of five members of the starting five (Parker, Ginobili, Duncan, Splitter) have been selected by the team.

Ok, the Brazilian center lost his starting spot during the Finals as Gregg Popovich promoted the versatile Boris Diaw to adapt his team to the Miami Heat. It may be a coincidence, but the San Antonio Spurs have DIRECTLY picked their leaders.

Tim Duncan, the 1st overall pick in 1997, is the only “Lottery Pick” player in the whole roster.

Drafted by the team (average: 28.6 – 9.8 seasons with the Spurs)

Tim Duncan #1 (1997) – 17 seasons
Tony Parker #28 (2001) – 13 seasons
Tiago Splitter #28 (2007, joined the team in 2010) – 4 seasons
Cory Joseph #29 (2011) – 3 seasons
Manu Ginobili #57 (1999, joined the team in 2002) – 12 seasons

Drafted via other teams

Kawhi Leonard #15 (via Pacers)

Drafted by other teams (average: #36 – 3.3 seasons with the Spurs)

Boris Diaw #21 (by the Atlanta Hawks, 2003) – 3 seasons
Danny Green #46 (by the Cleveland Cavaliers, 2009) – 4 seasons
Matt Bonner #45 (by the Chicago Bulls, 2003) – 8 seasons
Jeff Ayres #31 (by the Sacramento Kings, 2009) – 1 season
Patty Mills #55 (by the Portland Trail Blazers, 2009) – 3 seasons
Marco Belinelli #18 (by the Golden State Warriors, 2007) – 1 season

Undrafted

Aaron Baynes – 2 seasons

Six of them have played Euroleague Basketball: Ginobili won it, Belinelli and Splitter made it to the championship game. Boris Diaw played it in two seasons with French Pau-Orthez, Danny Green with Slovenian Olimpija Ljubljana (scoring 8/32 on three-pointers in 7 games). Aron Baynes played there too, in the 2012-13 campaign, posting solid numbers (13.8 points, 9.8 rebounds per game), and he also played with Lithuanian Lietuvos Rytas Vilnius in 2009-10.

Pietro

(Io e) Steve Kerr su Spurs-Thunder

Ho fatto colazione guardandomi gara 2 della serie tra San Antonio Spurs e Oklahoma City Thunder, vinta dai primi 120-111 e quindi ora avanti 2-0 nella serie che potrebbe portarli alla quinta finale NBA in tredici anni.

In due partite abbiamo già avuto dei momenti da “instant classic”: all’ormai celebre time-out di Gregg Popovich in gara 1 (“I want some nasty!”), ne è seguito un altro nel secondo episodio della sfida altrettanto colorito (“It’s a big boy game!”); Manu Ginobili ha messo a segno la sua prima partita da 25+ punti della stagione proprio per segnare il punto dell’1-0 e ha replicato con un’altra performance di alto livello questa notte; Tony Parker si è preso il cazziatone del suo coach sul +16 in gara 2 e in una serata da 16/21 al tiro e 8 assist (!), Tim Duncan ha schiacciato in testa a Serge Ibaka il 29 maggio 2012 (credo che il riferimento temporale sia sufficiente per rendere l’idea), Tiago Splitter è stato messo a dura prova dall’hack-a-Splitter organizzato da OKC nel terzo quarto.

In tutto ciò Scott Brooks deve già chiedersi: “Che altro mi posso inventare per battere gli Spurs?” Il coach dei Thunder ha già provato il quintetto con Durant “quattro” tattico in gara 1 (Ibaka fuori negli ultimi 16′), ma non solo non ha avuto l’attacco che voleva, ha pure lacrimato in difesa sul pick and roll dei texani (rivedere la statistica “points in the paint”); la sua squadra ha smesso di essere monotematica tra gara 1 e gara 2, e bata vedere il rendimento di James Harden nella seconda sfida, quando ha preso i tiri da fuori anzichè schiantarsi contro i muri a ripetizione; il tentativo di “hack-a-Splitter è riuscito per levare ritmo agli Spurs, ma non è stato sufficiente; se non vinci con 88 punti e 30/54 al tiro di Durant-Westbrook-Harden quando vinci?

Il problema più grosso, al momento, sembra essere legato a Ibaka: gli Spurs sulla carta dovrebbero soffrirlo come nessuna altra squadra, eppure finora lo hanno levato dalla serie: in attacco non incide, in difesa meno di quanto potrebbe. Certo i rimbalzi offensivi di OKC (soprattutto nei primi due quarti di gara 2) sono un segnale positivo per i Thunder, che però devono porre rimedio alla meravigliosa esecuzione di San Antonio, che a lungo ha tirato meno ma molto meglio, anche come situazioni.

In telecronaca, Steve Kerr ha riassunto così la situazione di questa serie: “I Thunder hanno già provato di tutto, a questo punto devono buttarla sulla rissa, perchè giocando a basket perdono“.

Per quanto visto finora, sono d’accordo con lui.

Pietro

Momenti che avrei voluto raccontare

Mi hanno sempre affascinato i perdenti, o per meglio dire gli sconfitti. Quelli che stanno dalla parte sbagliata del destino, o di un poster. A volte sono loro che hanno alle spalle le storie migliori, o comunque quelli che sul medesimo evento sportivo potrebbero avere cose più intense, emozioni più forti da raccontare. Punto di vista del tutto personale, ovviamente. Ma a me affascina il momento decisivo, e la prima cosa che cerco di guardare è la faccia di quella, di quello o di quelli a cui va male. Ecco, a braccio, una piccola lista di “highlights” che avrei voluto poter raccontare insieme a chi li ha vissuti, col registratore acceso.

Trevor Berbick mentre cerca di trovare l’equilibrio prima del knock-out, nel match perso contro Mike Tyson (che quella sera diventò per la prima volta campione del mondo).

Gigi Di Biagio che colpisce la traversa tirando l’ultimo rigore di Francia-Italia al Mondiali del 1998.

Le sensazioni dell’intera nazionale francese di basket dopo l’incredibile tiro di Diamantidis che ha permesso alla Grecia di completare la rimonta nell’ultimo minuto della semifinale degli Europei 2005.

Bryon Russell che prova a marcare Micheal Jordan: non ho bisogno di spiegare altro. Se non conoscete l’episodio a cui mi riferisco è solo colpa vostra.

Sergei Liakhovich che crolla a pochi secondi dalla fine della sua difesa del titolo WBO dei pesi massimi contro Shannon Briggs. Avrebbe vinto ai punti.

Il nervosismo di Martina Hingis nella finale persa a “Roland Garros” nel 1999 contro Steffi Graf. Anzi, non era nervosa: proprio incazzata nera. E al pubblico francese non pareva vero di poterla fischiare in libertà.

I tiri liberi di Nick Anderson in gara-1 della Finale NBA tra Orlando Magic e Houston Rockets, nel 1995.

Ex aequo, Europei 2000: Van Der Sar che prova a salvare l’Olanda sciagurata ai rigori in semifinale contro l’Italia, e Toldo che deve arrendersi al 94′ della finale contro la Francia dopo quell’impresa miracolosa. Prima di farlo ancora nei supplementari, ma la partita “vera” era finita.

David Robinson che non riesce a venire a capo di Hakeem Olajuwon nella Finale della Western Conference 1995 tra San Antonio Spurs e Houston Rockets.

Roger Federer e la finale di “Roland Garros” contro Rafael Nadal nel 2011. Quei primi due set, porca miseria…

Pietro