Tale of the Tape: EA7 Milan (@OlimpiaEA7Mi) vs. Maccabi Tel Aviv (@MaccabiElectra) #RoadToFinal4 @Euroleague

One last, meaningless Top 16 game will not change what EA7 Emporio Armani Milan and Maccabi Electra Tel Aviv have done to qualify to the playoffs. They already know that their teams will square off in order to get a Final Four spot, and the Italian squad will also have the home court advantage.

Let’s talk about how they made it. They insist a lot on the concept of “being a team” (in Maccabi’s case, “being a nation”), that’s why I want to analyze their work as a team without putting individual stats on first.

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Can some numbers define their basketball style without mentioning the players? They can, imho.

What can you say about Milan, for example? One simple thing: they make the opponent playing bad. There is a number for that: the Performance Index Rating is now a common data (scouts, coaches and analysts rely more on the advanced stats), but in this situation it’s very useful (4th best in the Top 16, only 72.1 per game for their opponent).

EA7 is the 3rd best team in the Top 16 in terms of points allowed (average): 70.5. Only Panathinaikos (68.5) and Barcelona (70.2) did better than them. But Milano haven’t the Green’s athleticism or Blaugrana’s size in the paint.

Their defense comes from the backcourt, first: Daniel Hackett, Curtis Jerrells, Bruno Cerella and David Moss are the guys that can put an unbelievable pressure on you, no matter what’s your name. Just ask to Vassilis Spanoulis, who lost by 30 in Milan with the reigning champion Olympiacos.

Alessandro Gentile also has the body to do it (not the feet), Keith Langford “know he’s not Gary Payton” (using his words during an interview) but he can be very effective on the passing lines more than on 1vs1. Make the opponents uncomfortable in dribbling, calling plays, using screens will make them uncomfortable on passing inside, finding the right spots, and the fine timing to reach the big man.

All that work lead us to another number: the assist/turnovers ratio. Let’s stay on the defensive halfcourt. EA7 Milan is the only team in the Top 16 that allows a ratio under 100% (95.2%). Maccabi is 6th overall with 123.6%. Milan is also doing a tremendous job against the perimeter danger: they allow only 18.5 three-point goals per game, and only 30% three-point goals made. They also are among the best teams in the Top 16 in terms of Opponent True Shooting Percentage: 46.4% (4th). Maccabi is 9th with 47.6%. Another great stat for Milan: steals. They are 2nd in Top 16 with 7.5 (Maccabi 8th with 5.9). Athletes, big bodies and quick hands on the perimeter are factors.

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It will be a great test for Milan’s defense: Maccabi is the 5th team in the Top 16 for three-point goals attempted (23.1), but they allow the same number to their opponents (3rd). Keep in mind that we’re talking about two of the best three teams at this stage for three-point shooting percentage (EA7 is 2° with 40.7, Maccabi follow with 39.7%). The italian side is the 7th Top 16 team in “threes” attempted (22.3), Maccabi allows a 36% of three-pointers made (7th).

Switching to the offensive end, Milan has only 104.7% (15th) in assist-turnovers ratio, while Maccabi is 4th with 167.9%. That means one thing: they take care of the basketball. This is easier when you know your teammates (6 major Maccabi players were there last season, Blu and Schortsanitis played there in the past with the same coach), and Luca Banchi insists on this in every practice, every day with a team full of newcomers (only Gentile, Langford and Melli came back from 2012-13) that went into struggles and important changes during the season (a new point guard, Hackett, came in late December). But that tells a lot about the style: EA7 have a lot of dribblers, great (or fine) scorers in the backcourt, few playmakers, a lot of guys “making plays”, which is very different. Taking care of the ball also lead you to create more open looks. That’s why Maccabi is great (3rd) in True Shooting Percentage (49.8%), Milan is pretty good also with 48.3% (6th).

But if you ask to coaches around Europe, most of them will tell you that Milan has an unbelievable power on 1vs1 plays more than great shooters. For instance, there’s another number that could confirm that: EA7 is the second best team in the Top 16 in received fouls (21.8), Maccabi is 12th with (19.7).

One common point between those teams is on defensive rebounds: they are 11° and 12° (Milan 22.8, Maccabi 22.5), and both have to improve in boxing out and protect the paint. Maccabi is the 2° worst team in offensive rebounds allowed (11.4), Milan 8° with 10.3. The Italian are doing a better job in finding somewhere else those lost possessions.

The Israeli side has to do it if they want to win where only Real Madrid did in the whole season. But that in the first part of the season, before the decisive move of signing Hackett. Since then, they won all their home games (+12.8 margin in the Top 16, including the +30 vs Olympiacos and +28 against Barcelona).

Pietro

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La parola del giorno: fisiologia

[Credit: il presidente della FIP Gianni Petrucci]

«Recalcati in diverse interviste lamentava ritardi nei pagamenti degli stipendi da parte di Montegranaro. Siamo andati a controllare e abbiamo visto che si trattava di arretrati di due mesi, fisiologici in qualsiasi sport. E stato esagerato». Parole riportate dal quotidiano Tuttosport.

Carlo Recalcati, che da commissario tecnico ha ottenuto con la Nazionale soltanto un bronzo Europeo e un argento Olimpico, lamenta da mesi la difficilissima situazione che sta attraversando la sua Sutor Montegranaro. Che, a oggi, non può più contare su un giocatore americano, essendosene giustamente andati tutti avendo trovato ingaggi altrove.

Tutto questo però è spiegabile con una parola:

fisiologia [fi-sio-lo-gì-a] s.f.
1 Scienza che studia le funzioni degli esseri animali e vegetali
2 fig. Funzionamento, attività normale di un organo, di un organismo, di un sistema: la f. dell’amministrazione pubblica
• sec. XVII

(dizionari.corriere.it)

In effetti è parecchio fisiologico pagare in ritardo, e mica solo gli atleti. Ma del resto, come ha detto il presidente della Legabasket Valentino Renzi durante una conferenza stampa lo scorso febbraio, il basket si regge da sempre sul volontariato, rispondendo a una domanda sulla qualità delle condizioni di lavoro nei club della Serie A di basket. Dove tanta gente lavora per passione, il che è evidentemente una colpa.

Pietro

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OFF TOPIC – #Cucina: Omaggio a @massimobottura e Stefano Catenacci (di @tokyo_cervigni)

Apparentemente, Edoardo “Tokyo” Cervigni non c’entra molto con la pallacanestro. Se non fosse che durante il week-end delle Final Four di Eurolega del 2010 ha portato un’allegra e variopinta compagnia (che comprende il sottoscritto) a mangiare – molto tardi – presso il ristorante “Au Pied de Cochon” a Parigi (www.pieddecochon.com), in pieno centro. Visita consigliatissima. Intanto, pero’, ci parla di ciò che è successo a Stoccolma a due eccellenze della cucina italiana.

Ieri è stata una giornata gloriosa per l’Italia, non solo per il secondo giorno consecutivo le prime pagine dei principali giornali erano dedicato al meritato successo hollywoodiano di Paolo Sorrentino e Tony Servillo (tralasciando il fatto che il mondo nel frattempo continua e che quel che sta succedendo in Ucraina è accessorio).

Lo stesso giorno a Stoccolma veniva presentata la White Guide. Cos’è la White Guide? È la guida di riferimento del mangiar bene in Svezia. Voce autorevole, che come ogni anno e come ogni guida che si rispetti, distribuisce premi a chi ha dimostrato nell’ultimo anno un’eccellenza nel proprio lavoro.

Se n’è parlato tanto in Italia perché a vincere il premio internazionale della guida è stato Massimo Bottura, cuoco modenese *** Michelin e 3° nella classifica dei 50 Best del Restaurant magazine. Una medaglia in più per uno dei personaggi che più rappresenta l’orgoglio di un’Italia artigiana, ideatrice e creativa. Massimo è un modello da seguire, ma proprio questo un tesoro da custodire e non da sputtanare come siamo soliti fare noi italiani.

Da questa magnifica notizia sorgono dunque dei dubbi che mi farebbe piacere condividere con voi:

1) Il premio è stato definito da tutti in Italia come il “Nobel della Cucina”. Prescindendo dal fatto che non esiste niente neanche lontanamente simile a un Nobel per la cucina, mi è comunque venuta la curiosità, così ho chiesto al giornalista svedese Mattias Kroon, uno degli editori della White Guide. Mattias mi ha sorriso, fatto una metafora divertente, e abbiamo proseguito il discorso. A questo punto nasce spontanea la domanda: “Chi è che ha definito questo premio un Nobel? Solo perché è deciso dagli svedesi diventa un Nobel?”. Evviva il provincialismo, una delle malattie più diffuse nello stivale.

2) Stefano Catenacci, cuoco italiano e cresciuto in Svezia del ristorante Operakällaren è stato premiato come cuoco dell’anno. Ora, questa sì che è una notizia Da quando esiste la White Guide, 2006 la prima edizione, Stefano è il primo cuoco straniero a lavorare in Svezia a esser stato premiato. La storia di Stefano è magnifica, figlio di Vincenzo e Matilde, cuochi del ristorante italiano Caina a Stoccolma, si investe sin da subito nella cucina, spinto dalle ambizioni dei genitori, raggiungendo risultati eccellenti, quali cucinare per la famiglia reale ed essere a capo consulente per le cucine della catena di hotel Nobis. Ma ovviamente di lui non ha parlato nessuno. Noi Italiani ci attacchiamo sempre allo stesso nome, come ossessionati, fino a farlo diventare paladino e responsabile del destino del nostro paese.

3) Nessun giornalista italiano era presente a Stoccolma. Il che è grottesco quando alla presentazione di una guida sono premiati due italiani. Questo dovrebbe dirla lunga su quanto è considerato il giornalismo gastronomico italiano all’estero.

“Tokyo” Cervigni

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Il dito e la luna (la wildcard e l’Italia)

Niente riflessioni sulla sponsorizzazione dei creatori di Angry Birds alla Finlandia. Parliamo di campo e di merito.

Ancora una volta ci sentiamo defraudati. Perché è tutto ingiusto. Sempre colpa di qualcuno. Ovviamente, per quanto ci riguarda, meritavamo sempre qualcosa in più di ciò che abbiamo ottenuto. Dal “questi siamo” di un c.t. Pianigiani quasi rassegnato durante le amichevoli estive al sentimento di scandalo per la Finlandia ammessa ai Mondiali tramite wild card. Una corsa dalla quale la nostra Federazione si era ritirata.

All’Italia del basket sono bastate sei vittorie (una sola dopo il girone iniziale) per pensare di essere tornata tra le grandi. Ottavo posto. Dopo un diciassettesimo due anni prima e addirittura una non qualificazione per l’edizione degli Europei del 2009, più due assenze consecutive ai giochi e una ai Mondiali. In sei partite, avremmo lavato via tutta questa roba qui.

Più tutte le storture del sistema basket in Italia: la ridicola copertura televisiva, la totale assenza di comunicazione (del prodotto, del brand, del gioco, dei personaggi, aggiungete a piacere), l’arroganza di pensare di avere ancora un campionato che sposta (ci sono ancora quelli che nel valutare/bocciare un giocatore dicono “eh ma non ha mai giocato in Italia”. Ah beh). Ormai si spostano solo pedine di piccolo-medio livello, che magari diventeranno bravi giocatori altrove.

L’Italia ha vissuto un biennio di gloria (2003 e 2004), e si è urlato in maniera unanime al miracolo. Questo perché, evidentemente, anche all’interno del movimento si pensava che la qualità media (o potenziale) del gruppo allora a disposizione di Recalcati non fosse tale da giustificare un bronzo europeo e un argento olimpico. Si andò oltre i limiti, siamo stati noi a voler vedere regole laddove c’erano soltanto (o quasi) delle magnifiche eccezioni.

Vorrei modestamente suggerire di pensare ad altro: la nuova presidenza di Lega, come tornare in televisione, farsi un giro per i siti delle altre leghe per crearne uno al passo coi tempi, studiare eventi effettivamente appassionanti, avere dei palazzetti funzionali (e dove si può lavorare addirittura con una connessione internet funzionante, visto che non è sempre così), stabilire regole certe e controlli finanziari che rendano credibili tutte le partite. Anche se si tratterà di spendere ancora meno di oggi, ma che siano soldi veri e non contratti firmati buoni per lodi futuri.

Questi, intanto, i risultati delle nazionali di Italia e Finlandia nelle competizioni maggiori dal 2005 a oggi: c’è davvero tutta sta gran differenza?

Europei 2005: Italia 9°, Finlandia non c’è

Mondiali 2006: Italia 9°, Finlandia non c’è

Europei 2007: Italia 9°, Finlandia non c’è

Olimpiadi 2008: assenti entrambe

Europei 2009: Italia e Finlandia assenti entrambe

Mondiali 2010: assenti entrambe

Europei 2011: Italia 17°, Finlandia 9°

Olimpiadi 2012: assenti entrambe

Europei 2013: Italia 8°, Finlandia 9°

Pietro

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Qualche nota sulla regular season @Euroleague @OlimpiaEA7Mi #ifeeldevotion

VEDI ANCHE: il calendario delle Top 16

– Milano, per la prima volta nella storia di Euroleague Basketball, è l’unica formazione italiana qualificatasi nelle Top 16. Il suo record di 5-5 lo considero da 6 in pagella. In casa ha fatto quelllo che doveva, 1-4 in trasferta con questo panorama non bene. A Kaunas e Strasburgo poteva e doveva vincere. No alla logica sparagnina. Siena ha interrotto una striscia di 6 apparizioni consecutive alle Top 16. In due occasioni era stata anche l’unica formazione italiana a rappresentare la nostra pallacanestro a quello stadio della competizione (stagione 2009-10 e 2012-13).

Keith Langford ha chiuso la regular season al 9° posto per valutazione media (18.2). Il suo futuro compagno di squadra Daniel Hackett 3° con 19.4. Langford è anche 4° per punti segnati (16.2).

– Sempre Keith Langford è il miglior assistman della squadra con 3.1: l’EA7 Emporio Armani è però al 21° posto su 24 (13.5) e al 15° su 16 tra le qualificate al secondo turno (peggio solo il Partizan, 24° assoluto, con 11.8).

– A livello di ratio assist/palle perse, Milano è ancora al 20° posto (106.3%, concede agli avversari il 125%), mentre è al 14° tra le squadre di Top 16 (peggio Kaunas, 23° con 87.3%, e Partizan, 24° con 72.4%). La media generale è 123.4%.

– L’attacco vende i biglietti e la difesa vince le partite. Il Real Madrid attacca e difende, visto che in percentuale “reale” concede agli avversari il 41.6%. Milano concede il 49.1%: nessuno fa “meglio” tra le qualificate alle Top 16.

– Milano deve migliorare in furbizia e scelte di tiro: è al 4° posto per stoppate subite in media (con 3.5), il dato peggiore tra le qualificate alle Top 16.

– In attacco, una chiave per l’EA7 può essere quella di diminuire il numero di tiri da fuori e migliorare il dato ai tiri liberi, che è già buono: 8° posto per tentativi in media, con 17.8. Migliorabilissima la percentuale (10° posto con 74.7%). Il 30.3% da fuori è destinato probabilmente a migliorare con Kristjan Kangur in campo con continuità, ma dipende tutto dal ritmo con cui si muove la palla. Big issue.

– Curtis Jerrells (31), Alessandro Gentile (35), David Moss (37) e Keith Langford (54) hanno preso il 68.8% dei tiri da tre della squadra, con una percentuale realizzativa del 31.8%. Cambiare.

– Palle perse: su 127 totali, 48 portano la firma di Alessandro Gentile e Keith Langford (37.7%).

– Miglioramenti attesi da Gentile: selezione di tiro, più tiri liberi (ha subito 3.6 falli a partita) e maggiore percentuale (troppo poco 68.8% per lui).

– Milano è al 20° posto su 24 per percentuale “reale” con 45.1%. Anche qui è al 15° su 16 tra le qualificate alle Top 16 (Galatasaray 23° con 43%).

Nicolò Melli è il miglior rimbalzista della squadra con 6.2 (16° assoluto e 26° su 40 minuti).

– Motivi per venire al Forum a vedere le Top 16: Zelimir Obradovic e il suo Fenerbahçe Ulker Istanbul (con Bo McCalebb, Emir Preldzic, Bojan Bogdanovic), i bi-campioni in carica dell’Olympiacos Pireo di Vassilis Spanoulis, il Panathinaikos Atene di Dimitris Diamantidis, il Barcellona di Juan Carlos Navarro e di uno che mi fa impazzire (Kostas Papanikolaou), il Laboral Kutxa Vitoria perché che ve lo dico a fa’, l’Anadolu Efes Istanbul perché ormai sono amici, l’Unicaja Malaja dell’interessante coach Joan Plaza che porta in dote il figlio di Sabonis.

– Milano ha affrontato nel proprio girone di regular season il Real Madrid, una delle due formazioni a vincere tutte e 10 le partite. L’altra, l’Olympiacos, arriva tra poche settimane. Trattasi delle ultime due finaliste, non un caso.

– Avremo il piacere di rivedere al Mediolanum Forum di Assago gli ex milanesi Sergio Scariolo (allenatore Laboral Kutxa Vitoria) e i giocatori Antonis Fotsis e Jonas Maciulis (entrambi al Panathinaikos Atene). Con Scariolo ci sarà anche Walter Hodge, playmaker americano trattato da Milano nella passata stagione, ma non ceduto dai polacchi dello Zielona Gora.

Pietro

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Anno di grazia 1998. Belgrado. La Stefanel Milano con Franco Casalini in panchina affronta lo Zalgiris Kaunas nella finale di Eurocup.

Vinceranno i lituani, con uno straordinario Saulius Stombergas (35 punti), oggi head coach dello Zalgiris (qui il tabellino).

C’erano in campo Nando Gentile, papà di Alessandro, e pure Flavio Portaluppi, oggi general manager.

Milano era arrivata a quella partita dopo una stagione travagliata, conclusa con l’esonero di Franco Marcelletti e il ritorno di Casalini, che accettò l’incarico e guidò la squadra alla rimonta contro il Panathinaikos di Dino Radja (-19 all’andata, +25 al ritorno). Una cosa di “Arissiana” memoria, per i tifosi milanesi.

Il finale contro lo Zalgiris fu meno glorioso. Ma rimane, quella, l’ultima finale europea giocata dall’Olimpia.

Pietro

Quando Zalgiris-@EA7OlimpiaMi si giocò in campo neutro (in Eurocup)

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@marcocrespi, dimmi se ci ho preso

Quei pochi minuti dopo aver raggiunto il massimo vantaggio (28-35 a 3’16 dalla fine del terzo quarto) sono costati la partita a Siena in casa del Galatasaray.

Proprio lì, con la partita psicologicamente e tatticamente in mano, alcune inopportune deviazioni dal piano partita hanno concesso a Guler di esplodere quei 10 punti che hanno tolto il mabubrio dalle mani dei giocatori della Montepaschi.

Della quale, però, ho apprezzato la disciplina nei restanti 37′.

Siena ha compiuto delle scelte precise, per me, magari impopolari. Non attaccare il ferro, rinunciando di fatto ai tiri liberi (saranno 4 alla fine) accontentandosi dei tiri in sospensione. Non andare a rimbalzo d’attacco, o almeno non con tanti uomini. Cose che però hanno portato a diversi vantaggi, essendo situazioni scelte e non imposte dalle circostanze. Non attaccando il ferro si sono evitate palle perse dovute a contatti o eccessivo traffico (alla fine soltanto 6), e il tiratore (dalla media o da tre) era piazzato già per il rientro difensivo, non essendosi quasi mai verificata la situazione di inferiorità numerica in transizione dovuta (magari) a un giocatore che resta a terra dopo un contatto o troppo avanti rispetto alla palla, una volta recuperata dagli avversari.

E non mandare uomini a rimbalzo d’attacco ha avuto praticamente lo stesso effetto, perché dopo il tiro si era subito pronti a occupare gli spazi per evitare la transizione avversaria e riempire l’area. Anche perché, contro una squadra che cambiava sempre, magari il “piccolo” tirava contro un “lungo” lontano da canestro, e a rimbalzo poteva già esserci una situazione di mis-match favorevole.

La protezione dell’area è stata fatta egregiamente, con la gentile collaborazione dei tiratori del Galatasaray (2/19 da fuori), che di certo hanno rinforzato la scelta tecnica di Siena. Che, a dispetto dei numeri (12 rimbalzi offensivi concessi, non pochi contro 26 difensivi catturati) a mio avviso ha lavorato bene anche a rimbalzo. Poi, se hai una belva come Pops Mensah-Bonsu (che ha preso tanti rimbalzi offensivi – 8 – quanto tutta Siena) e tu sei leggero fisicamente per questo livello, la scienza tattica può poco di fronte all’evidenza.

Si voleva, insomma, una partita a basso ritmo, che poi si è tradotta in bassissimo punteggio, ma soprattutto di altissima disciplina, laddove sbagliare un tiro non era un problema mai, sbagliare una scelta, anche una sola, poteva compromettere molte certezze.

Per cui, anche se uscita dal campo sconfitta, con un record di 1-5 (ma ancora possibile la qualificazione alle Top 16, giocando in casa con Bayern, Zielona Gora e Malaga), io dico che sinceramente la Montepaschi di Istanbul mi è piaciuta. Mi è sembrata una squadra con un piano, molto chiaro, con una coesione e un’identità ben diverse rispetto anche solo alla partita di andata. Quindi ben allenata e dove, evidentemente, quelli che giocano sono “sulla stessa pagina”.

Poi magari Crespi mi risponde che mi sono inventato tutto, ma a volte val la pena tentare.

Pietro

UPDATE – Gli appunti di Marco Crespi

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Talking About Practice

Nella passata stagione ho chiesto, invano, di poter vedere qualche allenamento dell’Olimpia Milano. Non perché mi interessasse fare la spia, né perché non avessi altro da fare o (magari) anche voglia di fare altro.

La risposta è sempre stata no, per team policy e soprattutto scelta (legittima, ma che non ho condiviso) dell’allenatore Sergio Scariolo. A Milano qualche mese fa è arrivato Luca Banchi, che ha certamente un approccio meno sofisticato a livello di gestione del rapporto umano, e ha riaperto le porte durante le sacre sedute di lavoro della sua squadra.

Vado anche io all’allenamento ogni volta che posso, e questo perché è semplicemente bello per uno che fa il “giornalista di basket”, e che di base è un appassionato di basket. Perché mi ha riavvicinato al gioco, lo stesso che ho amato fin da piccolo andando (anche) agli allenamenti della squadra di Porto Empedocle (B2, allora), poi a Parigi, dove ho avuto la possibilità di vedere quotidianamente in palestra giocatori di livello assoluto (JR Reid, Richard Dacoury, Stéphane Risacher, Laurent Sciarra, Zarko Paspalj, Jure Zdovc, Eric Struelens e altri ancora) ed eccellenti allenatori, il migliore tra i quali rispondeva al nome di Bozidar Maljkovic.

Si imparano cose, per esempio a “leggere” le situazioni che poi si riproporranno durante la partita. Se anche non riesci ad acchiappare proprio tutto, almeno ti fai un’idea di quelli che sono gli orientamenti, l’idea di base, o (per chiamarla col nome più “giornalistico”) della filosofia di gioco.

Poi però c’è soprattutto il rumore della palla, osservare facce, reazioni, gesti, sorrisi, scazzi, momenti di stress particolare e di relax, la gestione di questi momenti con i carichi di lavoro in allenamento, la complicità che si instaura tra determinati elementi, quei piccoli cenni che diventano rituali con allenatori, ragazzi dello staff e giocatori che poi si traducono in familiarità, che non significa confidenza.

È un modo, insomma, di recuperare un certo rapporto umano che mi è mancato, e che probabilmente manca all’interno della nostra pallacanestro. Una piacevole riscoperta, che di sicuro restituisce un po’ di senso al lavoro che si fa nel seguire una squadra per una stagione intera. Ci si sente meno estranei, meno soloni, anche meno scemi a provare a immaginarsi delle cose per poter fare delle analisi evidentemente superficiali.

Tutto questo non rappresenta una novità per quei colleghi o semplici curiosi che sono abituati a frequentare gli allenamenti delle “loro” rispettive squadre. Lo è a Milano, e per questo ringrazio Luca Banchi che mi ha permesso di riscoprire quel lato meno distaccato e cinico che in molti altri momenti delle mie giornate è l’assoluto protagonista. Quelle due ore in palestra e mezza, per me, sono anche un modo di concentrarmi su ciò che amo davvero e lasciare fuori tutte quelle cose che nel corso del tempo si sono intromesse tra me e la passione genuina che mi ha condotto fino a qui.

E dunque, grazie.

Pietro

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Gianluca Basile & “Tiro Ignorante” (ENGLISH)

(from “Euroleague Basketball Magazine“, Season 2, Show 11)

Ignorance is bliss.

Don’t worry, we are still referring to basketball because EA7 Emporio Armani veteran guard Gianluca Basile trademarked his “own” shot calling it the ‘Tiro ignorante’, which means the ‘Ignorant shot’.

He usually tries this shot not only when his team needs three more points but also when everybody needs a boost of energy.

Generally in basketball it is a team effort that produces the basket be that a pass or penetration. Instead of which, you invent this shot all by yourself. I would not really recommend it because it is a bit stupid and you risk an air ball. You shouldn’t really try it“.

Basile became a legend in Italy, both with his previous club Fortitudo Bologna and the National Team, because of his amazing decisive shots.

A lot of it is down to work, for sure, but most of all it has to do with something called ‘instinct’.

It is impossible to train for this. You can train for other things but this shot just came out of nowhere“.

When it comes to long range shooting ability you better listen to what a player like Gianluca Basile has to say.
He has scored plenty of “ignorant shots” in his career but if he did that it is because he knows all the fundamentals of the game by heart.

When you are on the floor you know where the basket is. You don’t have to look for it, all it takes is a millisecond to look up and you know where it is. In the end it all comes down to skill“.

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Compiti per l’Olimpia: rispettare Bamberg. E vincere.

Potrebbe non bastare dire che il Brose Baskets Bamberg ha vinto gli ultimi quattro campionati tedeschi. Dalle nostre parti è ancora molto lo snobismo nei confronti del basket in Germania, ma basterebbe dare un’occhiata ai bellissimi palazzetti, al seguito di un pubblico sempre più appassionato (ed educato), il sito web della Lega e delle società, il contorno di attività e intrattenimento pre, durante e post partita.

La Germania, per qualità e serietà di organizzazione, ha nettamente superato l’Italia. Per questo che un club come quello di Bamberg, cittadina di 70.000 abitanti dell’Alta Franconia, merita il massimo rispetto. Perché all’interno di un sistema virtuoso e funzionante ha saputo crescere per creare un ciclo vincente, non solo entro i confini domestici. Nella passata stagione si è qualificata per la prima volta alle Top 16 (così come l’altra formazione tedesca, l’Alba Berlino: 2-1 per “loro”, dunque, nel 2012-13), e seppur perdendo tutte le 14 gare della seconda fase ha sempre dimostrato di poter essere competitiva (7 di queste sconfitte sono arrivate con uno scarto compreso tra 1 e 3 punti).

Dalla passata stagione sono rimasti in otto giocatori, oltre all’allenatore Chris Fleming, in carica dal 2008 e costantemente cresciuto insieme alla sua squadra. Tra di loro ci sono esterni di qualità come lo slovacco Anton Gavel (4/4 da tre e 4 assist nella vittoria contro l’Anadolu Efes Istanbul) e il 32enne americano Casey Jacobsen: un passato da specialista NBA (tra Phoenix e New Orleans dal 2002 al 2005) e tornato al Bamberg nel 2009 dopo una prima esperienza nella stagione 2006-07. Nelle prime tre uscite in Eurolega ha tirato uno strepitoso 12/18 da fuori, se si scalda è una macchina.

Coach Luca Banchi ha studiato un piano per loro: creare le situazioni per attaccarli col pick and roll, quando non direttamente portando esterni fisici come Moss, Gentile e Langford spalle a canestro contro di loro e soprattutto contro l’altro esterno veterano della squadra, John Goldsberry (191 cm, quinta stagione a Bamberg, 5.7 assist in 18’ a partita in questa Eurolega). Il pick and roll non è esattamente un piano originale, visto che viene praticato a vario titolo ormai in quasi tutti gli schemi del mondo, ma l’importante è che i giocatori dell’Olimpia dimostrino voglia di battere il proprio uomo, creare vantaggi, squilibrare la difesa altrui. In una parola: personalità. Quella che al netto di infortuni e difficoltà oggettive è mancata nelle prime due trasferte europee (-39 tra Istanbul e Madrid), e che certamente bisognerà dimostrare davanti ai 6.800 della Stechert Arena, anche perché perdere, ritrovandosi 1-3 in classifica, costerebbe caro.

“Una volta avevamo un palazzetto molto piccolo e grezzo, con una sola tribuna”, raccontava Sven Schultze, che a Bamberg è nato 35 anni fa e ci ha debuttato come giocatore professionista, dal 1995 al 1998. Il futuro gli avrebbe riservato l’Olimpia targata Armani Jeans, con una finale scudetto e tanti tifosi conquistati col cuore e col mestiere (dal 2005 al 2007). Oggi, invece, Bamberg è “Freak City”, dove tutti, ma proprio tutti, sono pazzi per il basket.

Pietro

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