Dunque avevo pronosticato… (male) E ora…

Allora, avevo detto:

Siena-Varese 3-0. Palo, gol.
Serie finita 3-1, con una bella soddisfazione per i varesini che poco di più avrebbero potuto fare, anche contro una versione di Siena che mi entusiasma molto meno delle precedenti.

Sassari-Bologna 1-3. Palla in tribuna. Risate di scherno.
Serie finita 3-0, anche se i tiri decisivi di Diener (gara-2) e Vanuzzo (gara-3) mi hanno fatto ritenere di non essere poi così lontano dalla verità. Tipo “ah però se non entrava quel tiro”. E però se mia nonna aveva le ruote era una carriola, siamo sempre lì.

Milano-Venezia 3-0. Rete! Rete! Rete! (cit.)
Serie finita effettivamente 3-0. Coach Mazzon ha detto che non gli è piaciuto l’arbitraggio, e la sua Venezia è sata a un passo dal vincere sia gara-2 che (soprattutto) gara-3. Vabbé, mi prendo l’unico “punto” realizzato su quattro, a prescindere dalla forma.

Cantù-Pesaro 3-2. Traversa. Amarezza.
Serie finita 3-2 ma per Pesaro, e l’amarezza è solo quella di non aver beccato il pronostico. Questo risultato però conforta la mia idea di una Cantù comunque troppo corta (accorciata, meglio, dalla sfiga) per rappresentare poi una minaccia per Milano, avendo due partite in più in corpo rispetto all’EA7.

Quindi mi tocca rifare i pronostici, almeno in parte.

Avevo Siena-Bologna 3-1 e Milano-Cantù 3-1.

Direi che posso correggere un Siena-Sassari 3-0 (perché comunque Siena mi sembra molto più forte e organizzata) e un Milano-Pesaro 3-1 (perché Milano è più forte, più profonda e più tutto, ma in singola serata Pesaro può battere – e ha battuto – tutti).

La finale? Confermo un Siena-Milano 2-4, non essendo stata “toccata” questa potenziale sfida.

Ma perché vedo favorita Milano?

Non solo per una questione fisica (sono tanti, grossi, atletici, in forma e più freschi rispetto ai veterani di Siena).

Dall’inizio della stagione sostengo che questa sia una squadra non solo forte, ma molto forte. Comprendendo anche il tagliato Nicholas, Milano aveva in quintetto due campioni d’Europa in carica, un finalista di Eurolega, un playmaker arrivato a due minuti dall’ultima Final Four e un’ala piccola che ha fatto la semifinale e vinto scudetto e Coppa Italia con Siena (concetto già espresso a più riprese, ma vale la pena ricordarlo).

Ha avuto Gallinari per un po’ (e poi non è che l’abbia “perso”, lui ha giustamente onorato il suo contratto con Denver), si è rinforzata prendendo il miglior italiano disponibile sul mercato (Gentile), e un altro esterno scelto espressamente dal coach (Bremer, che poi s’è fatto male). Uno squadrone, insomma, contando che ci sono anche Giachetti (cresciuto piano piano), Mancinelli, Radosevic, Melli, Rocca.

Uno squadrone che ha preso forma dopo quell’orrendo mese di gennaio, e forse grazie anche all’arrabbiatura successiva ai due confronti con Siena (quello dei “5 secondi di Facchini” in Coppa Italia e quello di campionato, la prima partita “vera” giocata da Milano a Siena da anni a questa parte).

Milano è cresciuta, le altre sono calate. Siena ha sbagliato i conti estivi non tenendosi Hairston, ciccando la scelta Summers e poi prendendo Rakocevic che a livello di ruolo non c’entra assolutamente nulla. E poi Kaukenas, e poi altri guai fisici. Cantù sul più bello ha perso Micov e Shermadini (e aveva già perso Scekic), e chiunque sostenga che queste assenze non abbiano un peso sull’uscita ai quarti di finale della Bennet (e pure sulla perdita del secondo posto in classifica) o non capisce di basket o è semplicemente fazioso, con tutto il rispetto per la (meritata) vittoria di Pesaro.

Cosa manca dunque all’EA7 per vincere? A mio avviso niente (posto che l’unico punto davvero debole rispetto a Siena è il cambio del playmaker: tra Zisis e Giachetti non c’è storia, e non è poco), se non – forse – la consapevolezza di poterlo fare sul serio. La voglia c’è. Ma finora nessuno ha mai vinto due partite contro la Siena di Pianigiani in una singola serie di playoff. Figurarsi quattro. Per riuscirci, prima di tutto, serve immaginazione, serve la visione della vittoria, ora che (a differenza degli anni passati) l’Olimpia ha il materiale per vincere.

Pietro

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