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La parola del giorno: fisiologia

[Credit: il presidente della FIP Gianni Petrucci]

«Recalcati in diverse interviste lamentava ritardi nei pagamenti degli stipendi da parte di Montegranaro. Siamo andati a controllare e abbiamo visto che si trattava di arretrati di due mesi, fisiologici in qualsiasi sport. E stato esagerato». Parole riportate dal quotidiano Tuttosport.

Carlo Recalcati, che da commissario tecnico ha ottenuto con la Nazionale soltanto un bronzo Europeo e un argento Olimpico, lamenta da mesi la difficilissima situazione che sta attraversando la sua Sutor Montegranaro. Che, a oggi, non può più contare su un giocatore americano, essendosene giustamente andati tutti avendo trovato ingaggi altrove.

Tutto questo però è spiegabile con una parola:

fisiologia [fi-sio-lo-gì-a] s.f.
1 Scienza che studia le funzioni degli esseri animali e vegetali
2 fig. Funzionamento, attività normale di un organo, di un organismo, di un sistema: la f. dell’amministrazione pubblica
• sec. XVII

(dizionari.corriere.it)

In effetti è parecchio fisiologico pagare in ritardo, e mica solo gli atleti. Ma del resto, come ha detto il presidente della Legabasket Valentino Renzi durante una conferenza stampa lo scorso febbraio, il basket si regge da sempre sul volontariato, rispondendo a una domanda sulla qualità delle condizioni di lavoro nei club della Serie A di basket. Dove tanta gente lavora per passione, il che è evidentemente una colpa.

Pietro

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Basket: a quando la scissione?

Dopo la famosa “aria rancida” di cui ha parlato Sergio Scariolo ai microfoni di Radio24, dopo le dichiarazioni del suo presidente (quello di Milano, per chi non seguisse) Livio Proli al Corriere della Sera, che hanno indotto il procuratore federale Alabiso a convocare entrambi il 26 maggio, è arrivato anche il presidente di Casale Monferrato (e de “Il Sole 24 ore Spa”) Giancarlo Cerutti su Repubblica.it.

In queste ultime due interviste vi sono due dichiarazioni di particolare rilevanza, per me: una di Proli e l’altra di Cerutti.

Il primo, alla domanda di Roberto De Ponti sulle proposte (mancate) dell’Olimpia Milano in Legabasket ha risposto così: “In un mondo cosi apatico non ho mai espresso una mezza idea, perche sarebbe annegata nella palude. Anzi, avrebbero detto: qual è il suo vero fine? Io poi non capisco di basket…”. Niente male.

Il secondo dice a Stefano Valenti: “I problemi delle società vanno affrontati in maniera più professionale e strutturata. Nell’interesse stesso del movimento del basket è fondamentale che tutti accettino regole chiare e precise. Che poi ci sarebbero pure. Va inquadrato ancora meglio il sistema dei controlli, economici e finanziari. Se non è incombenza della Lega, allora che la Lega se ne faccia promotrice verso la Federazione affinché le regole siano severe e rispettate. Ed i controlli effettuati in tempi rapidi. E la Lega li supervisioni nell’interesse dei suoi soci. Quel documento è stato condiviso da Cantù, Varese, Treviso, Cremona e Venezia”.

Ora, quando la FIBA propose la SuproLeague generò una reazione furiosa dei top team europei, che si scatenarono e crearono una nuova Eurolega, con una governance del tutto diversa (con un uomo forte al comando, Jordi Bertomeu). Non si può dire che il prodotto non piaccia, anche se soffre del fatto di dover accogliere per forza tante realtà diverse, con problemi, situazioni fiscali, di eleggibilità dei giocatori del tutto differenti tra loro in partenza. Difficile omologare tutto questo, ma l’Eurolega ULEB ha ormai concluso la sua dodicesima edizione, e l’aspetto più positivo è probabilmente la ricerca continua del proprio perfezionamento: dalle norme amministrative, alla gestione dei calendari, alle variazioni del format.

Dunque, se questo sistema italiano che fa capo alla Legabasket è veramente “un mondo apatico”, “una palude”, e fa dire a Ceruttti “se le nostre aziende fossero gestite allo stesso modo, non oso immaginare“, perché i migliori imprenditori, i più importanti personaggi coinvolti nel basket italiano non decidono di uscire, di creare un movimento alternativo, di imporre loro delle regole nuove, certe, sicure, con l’obiettivo (vero, stavolta) dello sviluppo di questo sport?

Io, personalmente, mi sono disamorato del basket italiano non da oggi: non è nemmeno corretto scoprire nel 2012 che ci sono società che non pagano, quando da anni (e anni, e anni) ormai abbiamo notizia di situazioni di gravi criticità, e tanti club ci hanno lasciato le penne (il che vuol dire anche che ci sono giocatori, allenatori e agenti che hanno perso dei soldi, e persone che hanno perso il lavoro). Non riesco per questo ad appassionarmi a “#imieiplayoff”, perché non basta un hashtag su Twitter per dimenticarsi che questo sport non interessa ai media, e di conseguenza non interessa a nessuno (il caso La7 è lì a dimostrarlo). Ok, non a nessuno: diciamo a pochissima gente su scala nazionale, tolte le “appartenenze” locali per mere questioni di tifo.

Io dico: Proli (Armani, cioé), Cerutti, ma anche quei club che secondo il patròn di Casale condividono il suo punto di vista, invece di andare alle assemblee di Lega dove club che a momenti non hanno occhi per piangere deliberano l’allungamento dei quarti e delle semifinali al meglio delle sette partite, aprite un nuovo ufficio, una nuova Lega, diventate dei nuovi interlocutori. Che succederebbe? Vi accuserebbero di essere disfattisti? Tanto meglio. Se una cosa non funziona, non va bene, se non c’è crisi ma agonia (sempre citando Cerutti), molto ma molto meglio disfarla. O no?

Pietro

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