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Il dito e la luna (la wildcard e l’Italia)

Niente riflessioni sulla sponsorizzazione dei creatori di Angry Birds alla Finlandia. Parliamo di campo e di merito.

Ancora una volta ci sentiamo defraudati. Perché è tutto ingiusto. Sempre colpa di qualcuno. Ovviamente, per quanto ci riguarda, meritavamo sempre qualcosa in più di ciò che abbiamo ottenuto. Dal “questi siamo” di un c.t. Pianigiani quasi rassegnato durante le amichevoli estive al sentimento di scandalo per la Finlandia ammessa ai Mondiali tramite wild card. Una corsa dalla quale la nostra Federazione si era ritirata.

All’Italia del basket sono bastate sei vittorie (una sola dopo il girone iniziale) per pensare di essere tornata tra le grandi. Ottavo posto. Dopo un diciassettesimo due anni prima e addirittura una non qualificazione per l’edizione degli Europei del 2009, più due assenze consecutive ai giochi e una ai Mondiali. In sei partite, avremmo lavato via tutta questa roba qui.

Più tutte le storture del sistema basket in Italia: la ridicola copertura televisiva, la totale assenza di comunicazione (del prodotto, del brand, del gioco, dei personaggi, aggiungete a piacere), l’arroganza di pensare di avere ancora un campionato che sposta (ci sono ancora quelli che nel valutare/bocciare un giocatore dicono “eh ma non ha mai giocato in Italia”. Ah beh). Ormai si spostano solo pedine di piccolo-medio livello, che magari diventeranno bravi giocatori altrove.

L’Italia ha vissuto un biennio di gloria (2003 e 2004), e si è urlato in maniera unanime al miracolo. Questo perché, evidentemente, anche all’interno del movimento si pensava che la qualità media (o potenziale) del gruppo allora a disposizione di Recalcati non fosse tale da giustificare un bronzo europeo e un argento olimpico. Si andò oltre i limiti, siamo stati noi a voler vedere regole laddove c’erano soltanto (o quasi) delle magnifiche eccezioni.

Vorrei modestamente suggerire di pensare ad altro: la nuova presidenza di Lega, come tornare in televisione, farsi un giro per i siti delle altre leghe per crearne uno al passo coi tempi, studiare eventi effettivamente appassionanti, avere dei palazzetti funzionali (e dove si può lavorare addirittura con una connessione internet funzionante, visto che non è sempre così), stabilire regole certe e controlli finanziari che rendano credibili tutte le partite. Anche se si tratterà di spendere ancora meno di oggi, ma che siano soldi veri e non contratti firmati buoni per lodi futuri.

Questi, intanto, i risultati delle nazionali di Italia e Finlandia nelle competizioni maggiori dal 2005 a oggi: c’è davvero tutta sta gran differenza?

Europei 2005: Italia 9°, Finlandia non c’è

Mondiali 2006: Italia 9°, Finlandia non c’è

Europei 2007: Italia 9°, Finlandia non c’è

Olimpiadi 2008: assenti entrambe

Europei 2009: Italia e Finlandia assenti entrambe

Mondiali 2010: assenti entrambe

Europei 2011: Italia 17°, Finlandia 9°

Olimpiadi 2012: assenti entrambe

Europei 2013: Italia 8°, Finlandia 9°

Pietro

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Una testata e due tiri liberi. Zizou e Siska, ritirarsi a 34 anni

Ramunas Siskauskas, dunque, ha annunciato il suo ritiro dal basket. Lo ha fatto a 34 anni, alla stessa età di Zinedine Zidane, che giocava sempre a palla ma con i piedi.

In entrambi i casi, comunque, trattasi di personaggi destinati a fare la storia dei loro rispettivi sport, e in entrambi i casi la loro uscita di scena è stata plateale quanto disgraziata. Di come “Zizou” (ex stella di Bordeaux, Juventus e Real Madrid, capopopolo per la Nazionale francese) abbia chiuso la carriera calcistica ne abbiamo tutti memoria: ha usato (male) la testa.

Invece che per segnare, come fece per due volte nella finale contro il Brasile del 1998, decise di sfruttarne la potenza per mettere giù Marco Materazzi e lasciare i suoi in 10, senza guida, verso i calci di rigore di un’altra finale mondiale. Per Ramunas il discorso è un pò diverso. C’entrano le emozioni ma lui non è tipo da “colpi di testa”.

Pur non essendo stata la sua ultima partita in assoluto, la finale di Eurolega persa dal CSKA contro l’Olympiacos contiene l’immagine che accompagnerà per un pò Siskauskas, per anni e anni la miglior ala piccola disponibile in questo continente. Quei due tiri liberi sbagliati a 9.7 secondi dalla fine, evento rarissimo ma che curiosamente era già avvenuto in questa stagione proprio contro l’Olympiacos, al Pireo, in una partita di Top 16.

Solo che a Istanbul, in finale, grazie a quei due errori i greci hanno avuto in mano il match ball per chiudere la rimonta da -19, e con Printezis non lo hanno sbagliato. Brutto, davvero, associare “Siska” a un’immagine perdente, che non gli appartiene affatto. I suoi titoli e la sua storia sono lì a dimostrarlo.

Smette di giocare, dunque, uno dei più eleganti realizzatori degli ultimi anni. Uno che abbiamo potuto apprezzare – per fortuna – anche in Italia (sua prima meta straniera dopo il Lietuvos Rytas Vilnius) grazie alla Benetton Treviso, prima di vederlo con Panathinaikos e CSKA, appunto.

Lascia un pezzo di cuore di tutti gli appassionati di basket che si sono innamorati della splendida Lituania. Per fortuna Sarunas Jasikevicius è ancora dei nostri. Non sono ancora pronto ad accettare anche il suo ritiro, sebbene sia più “vecchio” di due anni rispetto a Siskauskas. No, quello proprio non lo sopporterei.

Pietro

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