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Correva l’anno 1995. Correvano (ancora) Chambers, Wilkins e McDaniel

Un avvenimento particolare (cioé il fatto che Kevin Durant, Russell Westbrook e James Harden hanno segnato tutti almeno 30 punti per la stessa squadra in una singola partita, non accadeva in “questa” franchigia dal 1988) mi ha fatto tornare in mente alcuni flash. Perché ventiquattro anni fa la stessa impresa la realizzarono Tom Chambers, Xavier McDaniel e Dale Ellis con i Sonics.

E allora ricordi: flash di partite, viste in diretta, in replica o su videocassetta. Flash soprattutto di Eurosport (in Francia), che all’epoca trasmetteva le partite di Eurolega, commentate da David Cozette e Bruno Poulain.

Correva l’anno 1995, appunto, quando dalla NBA piovvero in Europa 57.765 punti così suddivisi: i 20.024 segnati nella Lega da Tom Chambers, i 25.389 di Dominique Wilkins e i 12.325 di Xavier McDaniel (tutte cifre che poi verranno leggermente ritoccate in seguito). Avevano, rispettivamente, 36, 35 e 32 anni. Chambers firmò per il Maccabi Tel Aviv, Wilkins per il Panathinaikos Atene, McDaniel per l’Iraklis Salonicco. Tutte queste formazioni partecipavano all’Eurolega (allora quella organizzata dall’ULEB non esisteva, spadroneggiava la FIBA).

Che mi ricordo, in particolare? La fatica di Chambers in una gara strapersa in casa del Pau-Orthez degli inevitabili fratelli Gadou, di un veteranissimo Darren Daye e un giovanotto di nome Antoine Rigaudeau. Ricordo pure lo show di Wilkins a Parigi, MVP delle Final Four di Eurolega: 35 punti rifilati al CSKA Mosca, 16 nella controversa finale contro il Barcellona (vinta di 1 ma con il “caso Vrankovic” alla fine, con il francese Pascal Dorizon che dimenticò di fischiare un’evidente interferenza del centro croato nel finale).

Wilkins era l’uomo delle prime volte: la prima Eurolega vinta da un club greco, poi il primo trofeo sollevato (nella stagione successiva) dalla Fortitudo Teamsystem Bologna (la Coppa Italia), anche se sappiamo che i tifosi della Effe (e non solo loro) lo ricordano soprattutto per il fallo sulla tripla di Danilovic in finale scudetto.

Ricordo pure le critiche affidate ai racconti dei giornalisti francesi, i quali si incaricavano di riportare il pensiero di Bozidar Maljkovic (allenatore di quel Panathinaikos), venerato nella terra di Marianna in quanto unico coach capace di portare una squadra bleu-blanc-rouge a vincere la massima competizione europea (il famoso Limoges, definito dell’antibasket, che sconfisse nel 1993 la Benetton di Kukoc).

Di McDaniel e della sua esperienza greca, lo ammetto, ricordo molto meno. Ad ogni modo, vi propongo tre filmati per rinfrescare la memoria, sempre che vi interessi l’argomento.

Una intervista a Tom Chambers in cui parla anche della sua esperienza a Tel Aviv QUI

Dominique Wilkins incontenibile in un Panathinaikos-Olympiacos (con accenno di rissa) QUI

Gli highlight di un Benetton Treviso-Iraklis Salonicco con un modesto McDaniel QUI

Pietro

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SIENA, CANTU’, L’ITALIA, L’EUROPA E LE ENERGIE

Ammirato dalla devozione con cui Pietro ha approcciato la nuova avventura-blog con una prima giornata di intensa produzione, e onorato di essere stato invitato a contribuire, esordisco e provo a metterci del mio con una delle classiche chiacchiere da bar sport: il doppio impegno settimanale.

La sparo subito: complimenti a Siena e a Cantù per il modo in cui lo hanno gestito fin qui, regalando ai loro tifosi e agli appassionati serate epiche in Europa, attingendo a quelle energie (fisiche, ma direi soprattutto nervose) che hanno risparmiato in campionato, fregandosene di non fare una stagione da record in Italia.

Siena ha visto negli anni scorsi quanto il cannibalismo italiano possa erodere energie che le avrebbero fatto comodo in Europa, per quanto già l’hanno scorso abbia esibito una prova di maturità nella gestione del tutto. Fare bene sia di qua che di là è impossibile o quasi, può capitare piuttosto di fare molto male sia di qua che di là (vero Milano?).

Sia chiaro, se io adesso ponessi la questione a Pianigiani o Trinchieri sono sicuro che mi guarderebbero come se gli avessi offeso il congiunto più caro. Capisco che scegliere le partite non è il messaggio migliore da lanciare a gruppi a cui chiedi continuamente di non mollare un possesso. Vorrà dire allora che sarà un processo inconscio, lo accetto, ma non ditemi che non succede: lo dicono i numeri.

Nel 2012 Siena ha perso tre delle sei partite di campionato giocato, oltre al fatto che le cinque sconfitte fin qui sono già il massimo stagionale da che c’è Pianigiani in panchina. Cantù poi è dall’inizio dell’Eurolega che tiene una media di poco superiore al 50% di vittorie in campionato: ha perso due delle ultime quattro partite, cinque delle ultime undici e sette delle ultime tredici: l’anno scorso ne perse otto in tutta la regular season.

Due squadre che in campionato hanno accettato l’eventualità della sconfitta più di quanto il loro status di top team potesse concedere loro, senza perdere il capo o aprire crisi, vivendo cadute inaspettate con la rabbia di chi non vorrebbe mollare niente ma anche con l’intelligenza di capire quello che è più importante.

Non ce ne vogliano Caserta, Pesaro o Venezia che hanno battuto la Montepaschi o Casale, Montegranaro e Sassari che hanno battuto la Bennet: senza questo cambio di mentalità, forse le loro imprese non ci sarebbero state, o almeno non tutte. Quanto ha pagato Siena? Comunque oggi è prima. Non ha già vinto la regular season con un girone d’anticipo, pace. Quanto ha pagato Cantù? Comunque oggi è terza a -4 da Siena e a -2 dal secondo posto. Alla seconda di ritorno un anno fa era comunque terza a -2 dal secondo posto e il primato era ancora più lontano, 8 punti.

D’altra parte l’equilibrio è sottile: ci vuole una dose notevole di maturità per vivere le sconfitte evitando che intacchino quella mentalità vincente che si lavora ogni giorno per consolidare. Probabilmente ci si arriva non dico alla fine di un ciclo, ma insomma quando la vita di un gruppo è a un punto tale che non c’è più da preoccuparsi della costruzione ma delle rifiniture.

Forse non lo decidono gli allenatori, che non possono lanciare messaggi sbagliati, ma lo decidono il fisico e a volte la testa dei loro giocatori più esperti: alcuni hanno già vissuto queste situazioni. Ma se oggi Siena e Cantù “vedono” l’ingresso tra le prime otto d’Europa e non sono visionarie a immaginarsi un percorso per entrare tra le prime quattro è anche grazie a questo.

Beppe Nigro

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