Archivio mensile:luglio 2012

Io e la boxe: cosa cercavo, cosa ho trovato

Amanti delle figure retoriche, accomodatevi. Fuori.

Vi racconto i miei primi quattro mesi di pugilato, ma gli stereotipi non ci sono, o almeno non sono quelli che di norma affollano le storie di pugilato.

Almeno una cosa in comune con Roberto Cammarelle, star della nazionale italiana che tra poco sarà di scena alle Olimpiadi, ce l’ho: ho iniziato per dimagrire.

Non solo, però. La boxe, in me, c’è sempre stata.

È una cosa di famiglia: a oggi posso dire che tutto ciò che mi resta di un certo rapporto, che prevedeva – quando ero bambino – la visione comune con mio nonno de “La Grande Boxe” (con Rino Tommasi), e qualche grande incontro allora visibile sulle tv italiane. Eravamo in piena era Tyson.

Cos’è che mi piaceva nella boxe, da piccolo? Boh. Gli unici match che ricordo, tra quelli visti a quell’età, sono il secondo incontro tra Mike Tyson e Frank Bruno, quello tra Francesco Damiani e Daniel Neto, e poi un match dell’allora rampante Evander Holyfield che fece saltare i denti a un avversario. Ma non ricordo, mi spiace, il nome dello sfortunato.

Poche ore fa i denti stavano per saltare a me, colpa/merito di un gancio sinistro portatomi da Massimo, uno dei miei compagni di palestra.

Sembra strano, ma è lì che per la prima volta – da quando bazzico a Milano – ho trovato un posto oltre a casa mia dove sentirmi totalmente libero. Ci ho messo mezzo minuto a farmi passare l’ansia e l’imbarazzo per la mia ridicola forma fisica.

Tredici chili dopo non posso dire di essere davvero in forma, ma di certo non assomiglio a quello che ero quando per la prima volta ho varcato la soglia della “Ursus”.

No, non è un post pubblicitario. Ma non mi costa niente dire che lì ho trovato una serie di persone che al sacco, saltando la corda o sul ring mi hanno subito fatto sentire uno di loro.

Ho spesso dato la colpa a Milano del mio senso di solitudine, non so se sia veramente colpa della città o del mio carattere, comunque è bello pensare di sentirmi meno solo quando indosso fasce, guanti e paradenti.

Anche se (eccola, la retorica) ovviamente sei solo quando i colpi li dai, ma soprattutto quando li prendi. Sempre Massimo, quello del gancio, una sera mi ha detto: “Da quando hai preso il primo vero pugno in faccia ti sei svegliato, hai cominciato a sentirti vivo”. Non saprei dire se prima non mi ci sentissi, ma sì, in un certo senso ha ragione.

E se ho ancora paura – lo ammetto – quando mi arriva qualche colpo particolarmente pesante, beh, mi passerà.

Ho vinto la vergogna per il mio corpo, ho vinto la paura di buttarmi a fare pugilato dopo non aver praticato seriamente nessuno sport, ho vinto anche la paura quando ho “sentito” il primo pugno di un certo peso, che mi ha procurato il primo occhio nero della mia vita.

Vincerò anche la paura di farmi troppo male. Perché stare sul ring mi piace. La mia collega Stefania Bianchini (che commenta la boxe con me a Eurosport, ed è stata campionessa mondiale di boxe e kick boxe) mi ha detto una volta una cosa illuminante: sul ring si trova la libertà di esprimersi, al contrario di tante realtà molto più rigorose e codificate (lei faceva riferimento alle arti marziali, ma di esempi se ne potrebbero fare altri).

Quando partono quei tre minuti sai che sarai tu, la paura dei pugni, il tuo avversario. Non resta che muoversi, studiare, capire, leggere le situazioni e tirare fuori il meglio che si ha dentro. Non diventerò mai un vero pugile, del resto non è per questo che ho intrapreso questa mia piccola avventura.

Volevo solo trovare un modo di migliorare me stesso. Sapevo che avrebbe fatto bene al mio fisico, non sapevo che mi avrebbe reso più libera la testa.

E per questo, al mio maestro Francesco e a tutti gli altri che lavorano in palestra con me, istruttori e allievi, non posso che dire grazie. Di cuore.

Pietro

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Nerazzurri a Pinzolo. Ma la domanda è: quand’è Inter-Cagliari?

Voi direte: e che mi frega? Giusto, cioè, siete voi dalla parte della ragione. Ma la ragione non è uguale per tutti. Inter-Cagliari, per me, è la versione rimodellata (per le mie personalissime esigenze) del “clasico. Io e mio fratello, che vive a Parigi, da tre anni a questa parte ci ritroviamo con una casualità scientifica a Milano il giorno di: Inter-Cagliari.

Puntuale, preciso, impeccabile. Mai una volta che ci sia un derby o comunque una partita di “cartello”. Inter-Cagliari, appuntamento fisso. “Mi raccomando, controlliamo appena esce il calendario: a questo punto prenoto”. Affezionarsi, almeno un po’, ai nuovi stranieri proposti di volta in volta dai sardi. Rispettare come vecchi amici Daniele Conti e l’eterna batteria di centrocampisti rossoblu.

Riscoprire l’insofferenza interista al primo cambio di Mourinho avanti 3-0 (“No, Muntari no!”); prevedere con leggero anticipo la “fatal Schalke04” dopo aver visto l’Inter-Cagliari nella versione “joia e sentimentu”, fare una fatica mostruosa per aver ragione dell’armata (?!?!) di Ballardini, partecipare al collettivo urlo liberatorio “Tiiiiiiraaaaaa!” indirizzato a Mauro Zarate in occasione del sedicesimo dribbling consecutivo, vedere un fratello fino a quel momento lucido a momenti franare in campo per urlare al primo gol interista di Coutinho.

Tutto questo è Inter-Cagliari, almeno da tre edizioni a questa parte. Una semplice occasione di stare con mio fratello. Ma per gli amanti della statistica, vi ripropongo la lista completa degli eroi che hanno calcato il prestigioso manto (quando è tale) dello Stadio Giuseppe Meazza di Milano “in San Siro”.

INTER-CAGLIARI 3-0 (stagione 2009/10)

MARCATORI: 7′ p.t. Pandev, 20′ p.t. Samuel, 2′ s.t. Milito.

INTER (4-3-3): Julio Cesar; Maicon, Cordoba, Samuel, Santon; Zanetti, Cambiasso, Thiago Motta (dal 30′ st Mariga); Pandev, Milito (dal 38′ st Balotelli), Eto’o (15′ st Muntari). (Toldo, Materazzi, Krhin, Quaresma). All. Mourinho.
CAGLIARI (4-3-1-2): Agazzi; Dessena, Canini, Astori, Agostini; Biondini (dall’11′ st Barone), Conti, Lazzari; Jeda (dal 38′ st Nainggolan), Nené (dal 15′ st Larrivey), Matri. (Vigorito, Ariaudo, Marzoratti, Parola). All. Allegri.
ARBITRO: Andrea Gervasoni di Mantova.
NOTE: Ammoniti: Thiago Motta e Milito per gioco falloso.

INTER-CAGLIARI 1-0 (stagione 2010/11)

MARCATORI: 7′ p.t. Ranocchia

INTER (4-2-3-1): Julio Cesar; Maicon, Ranocchia, Cordoba, Nagatomo; Zanetti, Thiago Motta (dal 27′ s.t. Cambiasso); Eto’o (dal 16′ s.t. Stankovic), Kharja (dal 33′ s.t. Mariga), Pandev; Pazzini. (Castellazzi, Obi, Materazzi, Coutinho). All. Leonardo.
CAGLIARI (4-3-1-2): Agazzi; Pisano, Astori, Canini, Agostini; Biondini, Conti, Lazzari; Cossu (dal 25′ s.t. Nainggolan); Nené, Acquafresca (dal 19′ s.t. Ragatzu). (Pelizzoli, Ariaudo, Laner, Missiroli, Perico). All. Donadoni.
ARBITRO: Domenico Celi di Campobasso.
NOTE: ammoniti Cossu per proteste, Mariga per gioco scorretto, Maicon per c.n.r..

INTER-CAGLIARI 2-1 (stagione 2011/12)

MARCATORI: 9′ s.t. Motta (I), 15′ s.t. Coutinho (I); 45′ s.t. Larrivey (C)

INTER (4-3-1-2): Julio Cesar; Jonathan, Ranocchia, Samuel, Zanetti; Stankovic, Motta, Cambiasso; Coutinho (23′ st Obi); Pazzini, Zarate (1′ st Alvarez). A disp.: Castellazzi, Cordoba, Faraoni, Poli, Milito. All.: Ranieri.
CAGLIARI (4-3-1-2): Agazzi; Pisano, Canini, Ariaudo, Agostini; Biondini, Conti, Ekdal (16′ st Ibarbo); Nainggolan; Nené (14′ st Larrivey), Thiago Ribeiro. A disp.: Avramov, Perico, Gozzi, Rui Sampaio, Ceppelini. All.: Ballardini.
ARBITRO: Antonio Damato di Barletta.
NOTE: ammoniti: Conti, Pisano (C).

Pietro

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