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Off Topic, #primarie: due giovani del PD mi spiegano perché stanno con Bersani e Renzi

I giovani in questione sono amici miei. Elisabetta fa politica a Solaro, Andrea a Roma. Con loro condivido alcune cose importanti: con lei un amico vero (cioé mio fratello), con lui un amore vero (cioé la pallacanestro). Con entrambi l’interesse per la politica e tutto ciò che ne consegue. Fanno entrambi parte del Partito Democratico fin dall’inizio, oggi sono divisi dal sostegno a Pier Luigi Bersani (lei) e Matteo Renzi (lui). Ho voluto farmi spiegare le loro idee, le loro motivazioni e le loro scelte. Cosa cambierà, visto che oggi si vota il ballottaggio? Nulla. Ma ero curioso. Come leggerete, i miei amici hanno idee molto diverse. E per questo interessanti, perché loro alla politica credono davvero, mettendoci il cuore. Buona lettura. Se volete chiedere a loro ulteriori chiarimenti, li trovate entrambi su Facebook e su Twitter (Elisabetta @fedoray, Andrea @Andrea_Alemanni). Anche i candidati, @pbersani e @matteorenzi, li trovate lì.

Pietro

Prima di tutto, presentatevi e spiegate quello che fate e – soprattutto – perché.

Elisabetta Pandolfo, 27 anni, lavoratrice, consigliera comunale PD, democratica che vota Bersani perché alle elezioni nazionali voglio che il centrosinistra vinca e governi l’Italia.

Andrea Alemanni, 31 anni. Vice Presidente del Consiglio del III Municipio di Roma. Membro di Direzione del PD di Roma. Conosco i partiti, conosco Roma, la patria dei partiti. Voglio cambiarli, con lealtà e senza paura. Perchè è l’Italia che ce lo chiede con forza ogni giorno.

Al di là delle cose dette, perché si parla anche per prendere voti, quali sono le cose che se venissero eletti domani mattina sarebbero in condizioni di fare?

Elisabetta: Modificare la riforma Fornero dilatando lo sviluppo temporale e affiancandogli una rete di strumenti a sostegno del reddito, attuare sgravi e incentivi per l’occupazione giovanile, riformare i vincoli del patto di stabilità permettendo agli enti locali di effettuare investimenti per lo sviluppo e la messa in sicurezza del territorio e riavviare il lavoro delle imprese locali, garantire la cittadinanza a tutti i bimbi nati in Italia da genitori stranieri immigrati nel nostro Paese, riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali.

Andrea: In pochi giorni: ridurre  gli organismi pletorici dei governi, imporre la trasparenza degli atti pubblici nelle amministrazioni. Fare 2 leggi: abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, riduzione del numero dei parlamentari ed equiparazione dello stipendio a quello dei sindaci. In una parola: dare l’esempio.

Dal vostro punto di vista quali sono le priorità?

Elisabetta: Affrontare la crisi proteggendo i cittadini più deboli con la consapevolezza che i cittadini più deboli siamo noi, tutti, gli inoccupati e i lavoratori dipendenti, che non si esce dalla crisi da soli e che non sarà un percorso rapido. Attuare politiche del lavoro capaci di combattere il 36% di disoccupazione giovanile, favorire il reinserimento degli esodati e rimettere in moto l’economia. Politiche del lavoro, non spot. Sono longobarda, sono stata amministrata per anni da Formigoni, maestro nel trasformare la politica in voucher: dare 100 euro in più a chi guadagna meno di 2000 euro, come dice Renzi, oltre che essere inattuabile perché non ha reale copertura finanziaria è il livello zero della politica, la voucherizzazione è la risposta di chi non crede nel futuro e nel cambiamento attuabile con la politica, è il modello delle destre. Lotta alle organizzazioni criminali a stampo mafioso perché l’Italia non sarà una Repubblica sino a che la vita e le scelte delle persone non saranno libere ma continueranno ad essere gestite e schiacciate dalle organizzazioni criminali a nord come a sud, l’Italia non sarà Repubblica finché la mafia viene rappresentata nelle istituzioni politiche, è la prima industria italiana e rappresenta per molti italiani l’unico welfare. Riforma della pubblica amministrazione. Il 50% del Pil è assorbito dalla pubblica amministrazione e questo potrebbe essere un dato di civiltà se le risorse venissero impiegate a favore dei cittadini e non per autoconservare la macchine pubblica. Affinché questo accada occorre ridare autonomia – costituzionalmente prevista e storicamente posseduta – ai comuni, che sono le istituzioni più vicine ai cittadini. Lotta all’evasione anche ripristinando la legge Bersani Visco del 2006 che obbligava ad effettuare modalità di pagamento tracciabili. La legge è stata cancellata da Berlusconi provocando una mancata entrata pari a 40 miliari solo negli anni 2008-2012.

Andrea: La priorità e aumentare la qualità delle persone e la trasparenza dei processi di selezione della classe dirigente. Una volta scelte bene le persone avremo garanzia che i temi possano essere affrontati senza connivenze e o distorsioni. E se dovessi scegliere, ora, due tematiche prioritarie sulle quali intervenire sceglierei: 1) moltiplicazione degli investimenti per combattere l’evasione fiscale; 2) Siamo, davvero, il Paese più bello e rilevante culturalmente del mondo. Potremmo vivere solo di Turismo. Dobbiamo puntarci tutte le nostre fiches.

Perché la lotta alle mafie non è praticamente stata presente all’interno di questo dibattito? Non dovrebbe essere la priorità da 1 a 15 (almeno) di qualunque candidato premier di questo paese?

Elisabetta: Sì, deve essere la priorità nel dibattito e nell’agenda politica perché la mafia “è nei territori a sud e nell’economia a nord” come ha detto Bersani, e io aggiungo che la mafia è ovunque nelle istituzioni e nel servilismo italiano. Non porre la lotta alla mafia al centro di queste primarie è una sconfitta. Una sconfitta per il partito, per gli elettori e per l’Italia. L’attenzione dei giornali e delle televisioni, l’interesse che queste primarie hanno suscitato nell’opinione pubblica dovevano essere usate come strumenti per dire con chiarezza: noi lotteremo contro, noi non abbiamo paura. Bersani però ne parla, Renzi anche nell’ultimo confronto televisivo non l’ha mai neppure nominata.

Andrea: E’ stata poco presente, è vero. Ma c’è un modo solo, secondo me, per affrontare seriamente questo tema: modificare i criteri di scelta della classe dirigente. Se la politica smetterà di fare sponda (a tutte le latitudini) lo Stato sarà veramente Stato, ovunque. Ma la politica non è un soggetto inanimato, la politica sono le persone. E le persone devono essere selezionate diversamente. Avere dirigenti non ricattabili è l’unico modo per avere azioni (leggi) realmente incisive contro le mafie. Leggi che vengano fatte rispettare. Ma soprattutto, più di tutto, dirigenti non ricattabili che siano di esempio danno la forza ai cittadini per poter prendere coraggio, denunciare, ribellarsi e cambiare. Squarciando il velo di omertà.

Considerando il problema precedente, uno dei disastri maggiori dell’Italia è la clamorosa diseguaglianza a livello di qualità di servizi e infrastrutture tra nord e sud. Bersani, Renzi, cosa pensano di fare, ipoteticamente da domani mattina, per dare strade, treni, aerei, bus, acqua corrente e altre amenità del genere a chi non le ha?

Elisabetta: Bersani da Segretario, prima ancora che come candidato alle primarie, ha istituito “Finalmente Sud” una rete rivolta ai giovani per il cambiamento del mezzogiorno, che dopo un anno è attiva e partecipata. Anche da questa esperienza nascono le priorità per il mezzogiorno accumunate dal “nessuno si salva da solo”. Bersani non ha promesso che farà il ponte sullo Stretto, ha però chiaramente detto che bisogna partire dal garantire la formazione a tutti i ragazzi e che le risorse per l’innalzamento del livello di istruzione e per finanziare le infrastrutture verranno dal taglio agli sprechi della pubblica amministrazione. È una risposta poco soddisfacente? Non credo, è un’affermazione di gran senso e realtà: sarebbe populismo puro promettere infrastrutture specifiche senza preoccuparsi di reperire le risorse necessarie a finanziarle.

Andrea: Renzi questo lo dice chiaro da tempo. Per paradosso la spesa pubblica italiana per le infrastrutture è una delle più alte d’Europa. La corruzione fa sì che un km di metropolitana costi 5 volte quanto costa in Francia. Trasparenza negli atti e semplificazione normativa. Non mancano i soldi, manca la capacità a la volontà di finirle, le opere pubbliche.

La campagna elettorale: quali sono state, secondo voi, le cose migliori e quelle peggiori dette da entrambi i candidati?

Elisabetta: La frase migliore di Bersani è “cercherò di guardare il mondo e l’Italia da quel punto di vista, quello della gente in difficoltà più debole, perché secondo me se lo si guarda da quel lato lì faremo un Paese migliore”, la peggiore “se vinci tu, Matteo”. La cosa migliore detta da Renzi è “io mi fido di Bersani”, quella peggiore “l’unica soluzione possibile è andare verso una privatizzazione del welfare”.

Andrea: Le cose migliori, ossia che hanno fatto bene alla democrazia, sono stati i dibattiti. Hanno dato dignità anche ai cittadini, li hanno fatti sentire in un paese normale. La cosa peggiore è che siano stati fatti prima su Sky (audience bassissimo) e poi sulla Rai solo “ad urne chiuse”. E questo è successo, dichiaratamente, per richiesta di Bersani.

Il vostro candidato: qual è il principale punto di forza? Quale la potenziale debolezza?

Elisabetta: Bersani è capace di unire un Paese diviso e con il lavoro ha dimostrato le sue capacità e il vero cambiamento. È diventato Segretario quando il partito era ai minimi storici, deriso e debole, ne ha fatto il primo partito italiano, tenendo sempre ben presente che il nemico non è dentro il PD, è fuori, sono le destre e l’antipolitica. La debolezza di Bersani è che ha una modalità comunicativa che fa bagnare poco il giovane hipster.

Andrea: Il principale punto di forza è la non ricattabilità politica. Che deriva dal coraggio di non aver fatto compromessi elettorali, un coraggio che non ha precedenti in un partito in Italia. La debolezza sta nel fatto di essere in una condizione in cui, ad oggi, non può avere voce in capitolo sulle regole di ingaggio della politica. Perchè le regole le stabilisce il Parlamento.

L’avversario: che idea vi siete fatti circa la sua visione dell’Italia? Perché non va bene?

Elisabetta: Renzi raccoglie perfettamente l’eredità di Berlusconi.  Con troppa scioltezza parla di privatizzare il welfare, di voucher e ne parla impressionando con un format che è quello cui Gori ha abituato la mia generazione, ha allenato il nostro senso estetico. Parla compiacendo la pancia senza alcuna visione strategica e non rendendosi conto che il primo cambiamento che questo Paese deve fare è liberarsi della società mediasettiana. Ha trasformato queste primarie in consumo, vendendo e confondendo il mezzo con il contenuto, come quando alla domanda Europa risponde ad effetto Stati Uniti d’Europa ed Erasmus, che non so voi ma a me scappa da ridere.

Andrea: La visione di Bersani ha un solo problema. Non è la sua. E’ quella degli almeno 15 ex ministri e dirigenti che compiono il 99% delle scelte del centro sinistra. Da 20 anni. Le stesse persone che 5 anni fa hanno fatto nascere il Pd sotto la suggestione della vocazione maggioritaria e in 2 anni lo hanno portato dal 34% contro Berlusconi al massimo del fulgore, al 28% contro nessun avversario. 12 Milioni di voti nel 2008, se si votasse domani con Bersani premier, non si supererebbero i 7 milioni. Perdiamo un milione di voti all’anno. E la cosa peggiore è che a questi dirigenti sta bene. Meglio pochi ma controllabili. E questi dirigenti sono quelli dai quali Bersani non potrà mai liberarsi.

Quali sono i punti di contatto tra Bersani e Renzi?

Elisabetta: La centralità del cambiamento, il riconoscimento dei diritti civili, il taglio dei costi della politica e tutto quello contenuto nella Carta d’intenti del centrosinistra.

Andrea: Dal punto di vista del programma ce ne sono molti su giustizia e  immigrazione ad esempio.

Dell’avversario vi piace meno la persona o chi ci sta intorno? E perché?

Elisabetta: Entrambi. Non mi piace la persona perché non riesce a gestire neppure un banale confronto tv senza i suggerimenti via sms, perché ha talmente pochi contenuti che ha dedicato metà campagna elettorale ad accusare il suo partito e l’altra metà a contestare le regole. Quelle stesse regole create ad personam, per permettere a lui di candidarsi. Non mi piace chi lo affianca perché non sono persone che credono nella Carta d’intenti del centrosinistra che hanno firmato, e l’ultima volta che il mondo della finanza e della destra moderata ha appoggiato un uomo, e non un progetto, quell’uomo si chiamava Berlusconi e il dazio pagato è stato lo sbriciolamento economico, culturale e morale del Paese.

Andrea: Temo di aver già risposto due domande fa.

Quali sono, se gliene attribuite, le cose migliori che Bersani e Renzi hanno fatto in politica?

Elisabetta: Bersani come Ministro le privatizzazioni e come Segretario la credibilità che ha dato al PD, Renzi come sindaco la giunta con parità dei generi.

Andrea: Bersani ha fatto bene nella sua esperienza di Ministro. Ma lo ha fatto tre volte. Renzi ha avuto un coraggio e una coerenza senza precedenti.

Voi vivete nel mondo reale, per cui: al netto delle promesse elettorali, ditemi una cosa che voi, prima che loro, vorreste fatta subito per argomenti come economia, scuola, sanità.

Elisabetta: Per la sanità eliminare la differenza tra il nord e il sud, che il sistema sanitario del nord fosse pulito da infiltrazioni mafiose e religiose, e che il sistema sanitario nazionale sia laico e non scelga per me. Per la scuola abolire la riforma Gelmini e le sue folli conseguenze. Per l’economia combattere l’evasione fiscale e accompagnare le pubbliche amministrazioni, le imprese e i cittadini nella fruizione dei bandi europei.

Andrea: Economia: combattere evasione fiscale, prima mossa: eliminare, davvero, il contante. Rimettiamo in circolo i 120 miliardi evasi all’anno. Saremmo uno dei paesi più ricchi del mondo. Scuola: azzerare il finanziamento alle private e rendere il lavoro degli insegnati più appetibile (retribuito) anche richiedendogli un impegno maggiore ma rendendolo in questo modo più ambito e qualificato. In brevissimo: aumentare i giorni di apertura delle scuole consentirebbe enormi risparmi per le famiglie e sarebbe importante sia a livello didattico che educativo (il buon Alemanni era preoccupato di questo passaggio, se avete dubbi chiedete a lui come vi ho indicato all’inizio, ndr).

Cultura e turismo, LA risorsa del nostro paese: dall’ analisi dei programmi dei due candidati come pensano di dare una vera spinta a questo settore?

Elisabetta: Cultura e turismo sono legati nel programma a “innovazione” per crescere puntando all’eccellenza del made in Italy, per politiche culturali e turistiche basate sulla qualità e la tipicità, la mobilità sostenibile, le tecnologie legate all’arte, alla cultura e ai beni di valore storico .

Andrea: Renzi la dice come “start up-Italia” soprattutto nel Turismo (oltre che nella ricerca, ecc) e già a Firenze (che di turismo e cultura si nutre) ha fatto grandissime cose. Ovviamente nel sistema paese questo ambito è collegato fortemente al sistema dei trasporti pubblici, tema sul quale Renzi ha preso posizioni nette rispetto al trasporto sul ferro ad esempio.

Comunicazione con i cittadini: siete soddisfatti di come il vostro candidato premier ha utilizzato i nuovi media per comunicare? Pensate che sarebbe necessario estendere questo tipo di contatto anche una volta a palazzo Chigi? Dategli tre consigli che gli permetterebbero di stare più a contatto con i cittadini (contenuti, mezzi, modalità).

Elisabetta: Certo che sono soddisfatta e a Bersani premier consiglierei di sviluppare un software che imponga a tutto il comparto pubblico, dalla sanità, alle scuole, agli enti locali di utilizzare la medesima banca dati per la gestione unica dei dati anagrafici, tributari, sullo stato di salute (…) usabile dal cittadino tramite un’applicazione.

Andrea: Su questo Renzi, oggettivamente, è stato davvero bravo. Ma da premier a mio avviso può migliorare la capacità di stare sul territorio.

Dove sai che inciamperà il tuo candidato e su cosa speri di essere stupito/a dal tuo candidato una volta al governo?

Elisabetta: Temo inciamperà sulla comunicazione con l’elettorato fluido, ma ci sorprenderà con delle riforme coraggiose e innovative.

Andrea: Sarà in difficoltà per la macchina burocratica che deve affrontare. Stupirà il paese per la capacità di non guardare in faccia nessuno.

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Sono tornati gli itagliani. Viva Monti, Monti vaffanculo

Mario Monti ha pestato una merda. Perché va bene tutto: le tasse, le accise, l’abuso della parola equità. Fino a ieri è stato un primo ministro contestato da parecchi, apprezzato però da parecchi altri. Uno che, però (almeno così mi sembra) aveva se non altro restituito un certo decoro, anche nel modo di relazionarsi. Sia lui con gli altri che gli altri con lui.

Poi, appunto, ha pestato una merda. Ha parlato (male) del calcio. Con queste parole, che ricopio dal blog del giornalista Alessio Pediglieri:

E’ particolarmente triste e fa rabbrividire quando il mondo dello sport, che dovrebbe esprimere i valori più alti, si rivela un concentrato di fattori deprecabili. In questi anni abbiamo assistito a fenomeni indegni. Bisognerebbe sospendere le partite per almeno 2 o 3 anni.

Non sto facendo una proposta e men che meno una proposta che viene dal governo, ma è un desiderio che qualche volta io, che pure sono stato molto appassionato di calcio tanti anni fa, dentro di me sento: se per due o tre anni per caso non gioverebbe molto alla maturazione di noi cittadini italiani una totale sospensione di questo gioco. Trovo inammissibile, e me ne sono occupato anche quando svolgevo il ruolo di commissario europeo, che vengano usati soldi pubblici per ripianare i debiti delle società di calcio.

Abbiamo assistito di recente a un invisibile ricatto pieno di omertà, con giocatori che si sono inginocchiati di fronte a chissà quali minacce da parte di poteri occulti. Uno spettacolo spaventoso sul quale è necessario un approfondimento”.

Di fronte a questo, che trovo francamente condivisibile, ho trovato sgarbate parecchie reazioni. Ma mi sembra soprattutto di cogliere un filo rosso che le lega tutte: una specie di “Fatti i cazzi tuoi”. Il calcio non è affare di Mario Monti. Il calcio non si può criticare se non dal suo interno, per poi autoassolversi puntualmente (e in qualche caso è successo anche adesso, nel pieno del casino per il “caso calcio scommesse”: per fare un esempio, vogliamo parlare della “conferenza stampa” della Juventus senza domande dai giornalisti?).

Questo, per intenderci, non è un comportamento proprio solo al mondo del calcio, in particolare italiano. Così come il mondo della politica spesso pretende di processarsi (e assolversi) da solo, spesso lo fa anche il mondo dello sport. Qualche ricorso, qualche ammenda, e via così, talvolta con la promessa “solenne” di fare i bravi d’ora in poi. Quindi Monti “si deve vergognare, è indegno e ignorante” (Maurizio Zamparini, #1 del Palermo), “è giusto due volte al giorno come un orologio fermo” (Massimo Cellino, #1 del Cagliari), andava “stimato fino a ieri, almeno” (Andrea Monti, direttore della Gazzetta dello Sport), ecc. ecc.

Peraltro (con riferimento all’editoriale di oggi), umilmente, mi sentirei di segnalare al direttore che “calcio scommesse” e lockout NBA non sono proprio la stessa cosa, come non lo sono Mario Monti (commissario, de facto) e Barack Obama (presidente regolarmente eletto). Anche perché la NBA (e lo sport professionistico americano in generale) rappresenta un modello economico che non ha proprio nulla a che vedere con lo sport professionistico europeo. Un misurato Enrico Preziosi (#1 del Genoa), invece, chiede di vivere senza governo, come contropartita, visto che a suo giudizio i governanti non sanno fare il proprio lavoro.

Tutto questo per quelle parole, lette sopra, che contengono una (evidente e garbata) provocazione. L’Italia, si dice, è un paese in mano alle lobby, al corporativismo. Il calcio, che si divide sulla qualsiasi in maniera esasperata, andando in blocco contro Mario Monti ce lo ha dimostrato ancora una volta.

Pietro

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Lilian Thuram su “Le Monde”: le elezioni, e il suo paese

Lilian Thuram, a conferma di una personalità indubbiamente interessante, è intervenuto su “Le Monde” con un articolo a proposito dell’imminente secondo turno delle elezioni presidenziali francesi (6 maggio) che vedrà di fronte l’uscente Nicolas Sarkozy e lo sfidante socialista François Hollande. Ecco alcuni estratti del suo articolo. Se volete leggerlo tutto, ecco il link.

“Oggi è in gioco qualcosa di essenziale: la nostra capacità a vivere insieme, ad accettare le nostre differenze, a privilegiare prima di tutto quello che unisce piuttosto che quello che divide”.

“Da una decina d’anni è in atto una costruzione politica particolarmente perniciosa, in particolare dal 2007. E in questa campagna elettorale sembra aver iniziato una folle corsa. Come abbiamo fatto a regredire così?“.

“Storicamente a ogni periodo di crisi inizia sempre lo stesso meccanismo, che vuole che certi politici risveglino delle paure designando dei capri espiatori, gli stranieri, gli immigrati: ieri gli italiani, i polacchi, gli spagnoli, gli ebrei dell’Est, oggi i maliani, i cinesi, i musulmani…”.

Si cerca di distrarre i francesi dalle vere lotte: contro la povertà, contro l’ineguaglianza nell’accesso al lavoro, per un’educazione e una sanità di qualità, per una società più giusta”.

“Il 6 maggio ci sarà anche una scelta tra continuare con queste derive – la xenofobia, l’islamofobia, l’odio verso gli immigrati – e la calma. Per quanto mi riguarda, voterò sempre per la calma“.

Pietro

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